donne e rappresentazione

Le donne nella comunicazione

Il mondo femminile è multiforme e variegato, ma l’immagine delle donne, trasmessa e comunicata quotidianamente dai media, rende giustizia a questa composita realtà?

Pare proprio di no. L’opinione che ognuno di noi può formarsi come spettatore e lettore è rafforzata anche da indagini statistiche e da numerose analisi, che confermano il gap tra quello che le donne sono e pensano di essere e la loro rappresentazione.

Il contrasto in cui si dibatte la donna nella società contemporanea è sempre più evidente: da una parte la vita quotidiana, con la famiglia e il lavoro, risultato di un difficile e controverso processo di emancipazione, lontano dall’essere concluso, dall’altra la rappresentazione della donna, ridotta all’ombra del suo solo corpo, spogliato, mercificato, immortalato nella sua provocante bellezza, per vendere qualcosa, qualunque cosa, o per attirare l’attenzione, prevalentemente maschile.

Quello che dovrebbe stupire è il silenzio, di molti, ma soprattutto delle donne. Sembra che l’Italia sia composta in gran parte da un pubblico anestetizzato, abituato alla rappresentazione di tanta carne, così assuefatto da averlo accettato.

E’ proprio con queste parole, “pezzi di carne di donna”, che Gabriella Cims, che coordina l’Osservatorio sui Servizi Audiovisivi, si esprimeva nella sua proposta per modificare il contratto di servizio della Rai. Uno degli emendamenti chiedeva un impegno preciso: diffondere anche all’estero una programmazione che rispetti l’immagine femminile e la sua dignità culturale e professionale e rappresenti in modo realistico il ruolo delle donne italiane nella società.

La questione si gioca proprio sulla veridicità della rappresentazione che i media propongono della donna. E, ancora una volta, è una questione tutta italiana.

In altri Paesi, usare un linguaggio discriminatorio è ritenuto socialmente inaccettabile e quindi sanzionato. In Italia è una prassi: il linguaggio sessista è imperante e riflette il nostro modo di pensare, oltre che confermarlo e rafforzarlo. Il linguaggio non è neutro, ma veicola il pensiero, per questo usarlo in modo corretto è importante.

In una ricerca del sociologo Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerche, condotta in Italia tra fine 2009 e inizio 2010, è risultato che il 66% delle italiane, su un campione di oltre 1000 intervistati, ritiene che la televisione “proponga quasi solo donne giovani, belle e attraenti” e le presenti “come oggetto d’interesse sessuale”, contribuendo in questo modo “alla cattiva educazione delle ragazze, delle giovani” (e dei ragazzi?), peggiorando l’Italia, rendendola un Paese “più volgare e immorale, meno giusto e civile”.

Non stupisce quindi che poi l’altro sesso non sia in grado di capire davvero le donne e che sia ancora fermo a una rappresentazione del femminile sospesa tra erotismo e maternità, tenerezza e seduzione, nell’incapacità per una donna di vivere senza un uomo che la guidi (per il 79% degli intervistati maschi!).

Qualcuno si è accorto che ci sono donne che hanno successo in politica, nella ricerca scientifica, nel lavoro? I media spesso le ignorano, perdendosi una parte della realtà che vorrebbero rappresentare e così noi stessi ci fermiamo a un’immagine solo parziale e distorta del mondo femminile, perpetuando ancora gli stereotipi di genere.

E se la tv può essere oggetto di una critica collettiva, soprattutto per quanto riguarda i programmi di intrattenimento, la pubblicità e il mondo dell’advertising fanno la loro parte nel non comunicare una valida immagine delle donne.

E non è forse questa continua rappresentazione della donna come oggetto sessuale uno dei maggiori ostacoli a una emancipazione piena e a una vera parità? La rivoluzione forse la si dovrebbe fare proprio attraverso la scelta di una comunicazione realistica per estirpare le discriminazioni di genere, come è stato fatto, per esempio, nei Paesi del nord Europa.

Certo la questione è spinosa e si scontra con radicati silenzi e conformismi, ma se siamo in un Paese civile non sarà solo la bellezza a fare audience…

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