terzo assioma della comunicazione

La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione

Durante i miei corsi, mi diverto a raccontare questa storiella, che ho letto in un libro di giochi didattici per la comunicazione. 

 

In fondo al mare, un’anguilla e un polipo si incontrarono: fu amore a prima vista. Tanto che in breve, i due fidanzatini convolarono a nozze. Passarono poche settimane e l’anguilla e il polipo si ritrovarono davanti a Nettuno: volevano ottenere il divorzio. L’idillio era già finito? Prima di acconsentire a sciogliere il loro matrimonio, Nettuno si informò sui motivi che li avevano portati a una simile decisione.

comunicazione e punteggiatura

-Perché siete qui, davanti a me, con una simile richiesta?

– Non ne posso più – rispose l’anguilla – Polipo non fa che afferrarmi e abbracciarmi con i suoi tentacoli!

-No, non è affatto così – ribattè il polipo offeso – è lei che continua a scivolare via!

Di chi è la colpa? Chi dei due ha avviato il circolo vizioso in cui si trovano il polipo e l’anguilla?

La comunicazione può presentarsi come una sequenza causa-effetto, di cui è difficile individuare il punto di partenza; per interromperla, uno dei due deve prendersi la responsabilità di spezzare la spirale. Non di attribuirsene la colpa!

Cambiando una delle componenti, l’intero sistema di comunicazione può essere modificato. E poiché non possiamo cambiare gli altri, né costringerli a farlo, proviamo ad agire su noi stessi.

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porta spaziotemporale

…e se le porte spazio temporali esistessero?

L’appartamento. Era da un po’ che non ne parlavo, ma il lavoro mi ha tenuto spesso fuori città. E’ ancora in vendita, naturalmente, con una nuova strategia, ma sempre la musica di sottofondo e il profumo di limone nell’aria.

porta sull'immaginazione

Ieri ho ricevuto la dodicesima visita, da quando l’annuncio di vendita è stato pubblicato on line. Quando penso che il campanello stia per suonare, ricontrollo velocemente se tutto appare come io lo vorrei vedere. Quando il campanello trilla, sbircio dalla finestra se chi suona è proprio chi sto aspettando, cioè qualcuno dell’agenzia che accompagna un possibile acquirente

, piuttosto che l’omino dei surgelati. Ho il freezer pieno! E apro.

Ieri non ero sola: mio nipote studiava seduto al bancone della cucina. Drin Drin. Mi affaccio. O ….o! è il mio ex, xxxxx xxxxxxx, con una ragazza e un uomo. Devo aprire. Apro.

-Oh! Che sorpresa-  esclama lui, tendendomi la mano. Si volta verso gli altri e spiega: – è una mia vecchia compagna… di classe.

Io lo saluto in modo meno formale: siamo pur sempre stati compagni di classe, giusto? E saluto anche lei e suo padre.

Li accompagno attraverso le stanze, tra gli oggetti che appartengono alla mia nuova vita, tra le foto che mi ritraggono con la persona che amo, nello spazio che custodisce i nostri 6 meravigliosi anni di matrimonio.

L’unica cosa che aggiunge xxxxx xxxxxxx è: ti sei convertita al Mac?…Ah, ancora complimenti per l’appartamento. Loro due non mi chiedono quasi nulla; il padre solo qualche banalità. Li accompagno anche in garage e in qualche minuto me la sbrigo.

Mentre si allontanano, sento che spiega all’agente immobiliare che sono venuti a piedi perché lui vuole cronometrare il tempo necessario a Lei per raggiungere la stazione dei treni. Questa sua noiosa pedanteria non è affatto cambiata.

La sera ho aspettato mio marito per raccontargli dell’incredibile coincidenza che mi aveva quasi travolto nel pomeriggio. Gli ho spiegato il mio dubbio: ma se lui ha parlato a lei di una sua vecchia morosa, con cui ha trascorso diversi anni, di nome Karen, che era anche stata sua compagna di classe, lei ha capito chi ero quando mi sono presentata? O ha pensato che la vita del suo moroso è popolata curiosamente da molte Karen? E se l’ha capito, sarà interessata ugualmente all’appartamento?

Ancora svegli nel letto, con un club sandwich e numerose patatine che mi pesavano sullo stomaco, impedendomi di cadere addormentata, ho aggiunto: qualche ora fa xxxxx xxxxxxx era proprio qui, in camera nostra. Se una porta spaziotemporale si aprisse adesso, lui potrebbe essere qui davanti al nostro letto ora, che ci guarda…

Non ho dormito bene. E alla mia amica che mi ha sempre invidiato il fatto di non aver mai più rivisto un ex, dico: e ti pare poco lo scherzo di ieri?

 

to do!

ancora una cosa da fare…

 

La lista delle cose da fare si allunga sempre più, ma alcune sono  così importanti da augurarsi di avere sempre il tempo, l’energia, la costanza di farle. O almeno provarci.

L’abitudine di sottoporsi  a ritocchi e interventi, che cancellino i segni del tempo trascorso, dai nostri corpi, dai nostri volti, mi ha fatto venire in mente questa cosa, che ho aggiunto alla mia to do list.

Eccola! La scrivo perché, come accade spesso, vedere qualcosa nero su bianco lo  fa apparire più reale, gli dà una certa concretezza, trascinandolo giù dal mondo delle idee e spingendolo nel mondo dell’essere.

INVECCHIARE CON GRAZIA.

Me lo auguro! Intendendo con questa parola leggiadra, la bellezza e la semplicità dell’essere che muta, spinto dai secondi che lo toccano e lo rincorrono; il corpo che scalfito dai granelli di sabbia della clessidra mostra, senza vergogna e senza pudore, i segni di una storia. La sua.