parole parole parole

L’italiano ha circa 250 mila lemmi. Avrei detto di più, tenuto conto che solo oggi ho sentito per la prima volta la parola resipiscente. L’avevate mai sentita?

7 mila sono le parole più usate, che costituiscono il vocabolario di base. Povero, eh? In questi mesi abbiamo sicuramente inserito qualche parola nuova: spread, stagflazione, deficit…

Le donne dicono circa 20 mila parole al giorno.  Ecco, questo non mi stupisce affatto. Se penso che è un dato statistico, mi rendo conto che io alzo sicuramente la media. 

Gli uomini? Gli uomini pronunciano solo 7 mila parole in un giorno. Ecco perché alle volte abbiamo l’impressione di dover stanare qualche contenuto dentro di loro ed estrarlo come una dentista. Ed ecco perché loro hanno quella faccia atterrita, proprio come se fossero dal dentista per l’estrazione di un dente!

In conclusione: in un giorno, mediamente, l’uomo esaurisce tutte le sue competenze linguistiche, mentre le donne parlano ancora, e ancora, e ancora. Forse ripetiamo più volte il nostro vocabolario. Chissà?

Questo almeno spiegherebbe perché tante volte gli uomini non ci ascoltano.

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food victim

linee curve e prelibatezze

Qualche curva l’ho raddrizzata! La piastra in ceramica fa miracoli: piega al suo volere anche i ricci più crespi, appiattendo le loro velleità di uscire dalla forma del super taglio di Jamal.

Per le altre curve…devo lavorarci un po’. Certo, la sosta forzata a casa di mamma non aiuta e tutte le sollecitazioni food visive…meno:

Pinterest è una raccolta di golosità indicibili (per fortuna solo per gli occhi :P)

In tv, il palinsesto serve trasmissioni di cucina abbondanti e fuori pasto.

Blog, portali, forum: internet è il regno dei foodvictim… Mi tornano in mente il terzo girone dell’inferno di Dante e Raffele Morelli: che associazione!

Lo psicologo del pomeriggio tv, in un articolo, suggeriva di tornare alla morigeratezza:

  1. basta alle fotografie con funzione best shoot – food,
  2. basta al parlare di cibo e ricette continuamente,
  3. basta alla ricerca di soddisfare il piacere della gola

Ok! Basta! Ho già fame: chissà cosa c’è di buono.
linee curve e prelibatezze

Traguardo (im)possibile? Non sono una runner…

Quando la motivazione non basta

Domenica mattina, una bella giornata di sole. Mi infilo pantaloncini e scarpe da ginnastica e vado. E’ da tanto che non corro, ma voglio farlo, ne ho bisogno, anche per aiutarle le linee curve a raddrizzarsi un po’. Sono motivata!

Mi incammino per scaldarmi un po’ e intanto armeggio con il mio mp3. Voglio attivare la funzione conta calorie + spinta motivazionale: una vocina mi dice da quanti minuti sto correndo e qual è il prossimo traguardo. Per una antisportiva, è un valido aiuto!

Purtroppo il mio mp3 non si accende: non lo uso da così tanto tempo che si è scaricato. Il mio entusiasmo cala un po’: senza la mp3 hello kittymusica e l’incitazione, mi pare più dura. Inizio a correre. Il caldo e  la totale assenza di allenamento si fanno sentire in due minuti. Sono sola sulla pista ciclabile. Vedo in lontananza arrivare un ‘sioretto’ in bicicletta: pedala lento, godendosi il venticello e mi guarda, vagamente ammirato. Allora raddrizzo le spalle e accelero orgogliosa: io corro, sotto il sole cocente. 

Solo che la strada è deserta e non passa più nessuno, per cui raddrizzare le spalle e andare avanti. Comincio a pensare ad altro, a chiedermi da quanto corro, quanto riuscirò a correre, che strada scegliere, dove andare… Sono partita dietro a un impulso, ma non ho programmato niente: non ho deciso il percorso, non mi sono prefissata una meta, non ho controllato il lettore mp3.

Vedo una rotonda in fondo al rettilineo, mi dico che devo almeno arrivare fino lì, prima di tornare indietro. Corro da venti minuti, sigh!

E quelle centinaia di metri che mi separano dalla rotonda, mi sembrano meno pesanti: ho una meta da raggiungere per non mortificare il mio ego.

E infatti arrivo al mio traguardo e mi avvio verso casa. A quel punto, l’unica cosa a cui penso è: devo arrivare, perché non ho il cellulare e quindi non posso chiedere un passaggio, la pista ciclabile è immersa nel verde dei campi, quindi è improbabile  incontrare qualche altro incosciente, che corre sotto il sole già alto.

Arrivo. Camminando.

Se non avessi imparato qualcosa, sarebbe solo un’altra prova del mio essere scarsamente sportiva. E davvero non serviva.

Lezione 1: non sono una runner

Lezione 2: prima di buttarsi a capofitto in un’esperienza…

  1. Avere la motivazione a fare una determinata cosa (ovvero: linee curve vs. linee rette)
  2. Avere gli strumenti giusti (mp3)
  3. Avere un obiettivo chiaro e possibile! (una meta realistica)
  4. Condividere il progetto: se lo diciamo a qualcuno, siamo più motivati a portarlo a termine finish line(chiedere a dei baldi giovani di passare di lì)
  5. … la necessità aguzza l’ingegno (in friulano: sante scugne, santa necessità)
  6. …la perseveranza è la madre del successo (se insisti e ci provi, e riprovi, e riprovi, ce la puoi fare)
  7. Serve una strategia (per raddrizzare le curve non basta fare i finti runner della domenica)

C’è ancora una cosa che vorrei dire: G. fai bene a correre lungo al statale con il bar in fondo!

Quando i sogni diventano realtà…

…sei capace di riconoscerli?

Quando i sogni diventano realtà, devi arrenderti! Devi sederti, sorridere, stappare il millesimato che ti hanno regalato a Natale, e godere… Se qualcosa può andare male, lo farà. Ma se qualcosa va bene, credici e basta! La dietrologia non serve. D’altra parte, se qualcosa sta andando bene, c’è ancora tutto il tempo perché cominci ad andar male. Non serve anticipare i tempi.

Cin Cin!