Lui, lei

Quando la coppia (s)coppia. Parte 2

Tra le relazioni diventate rancide con il caldo estivo, oltre a quella della mia amica A., c’è anche quella di G.

La fine di un’amore può essere improvvisa, quanto un inizio. La fine di una storia, invece, può essere lunga come un pranzo di 10 portate, che si conclude con un amaro. O un dolce?

Lui sognava mondi lontani e progettava una fuga. Destinazione? Germania, per nuove opportunità di lavoro, o forse Brasile, per un samba in compagnia. Lei cercava di mantenere una pseudo normalità fatta di amiche, chiacchiere, speranze.

Lui continuava a bivaccare in casa loro, in attesa di decidere il suo futuro, Lei partoriva suo figlio. Da sola.

Lui non ha tempo, né pazienza, né voglia di occuparsi del piccolo. Sta ancora pensando al suo futuro.  Lei si diverte a portarlo in giro: è la stessa G. di prima, ma ha con sé un ‘cestino’.

Quando l’inverno arriva, la casa si stringe intorno ai suoi abitanti: è un abbraccio o un tentativo di soffocamento?

 

Lui ha deciso che se ne deve andare. A pochi chilometri di distanza, senza impegni. Per ricominciare la sua vita di adolescente cresciuto, là dove l’aveva

lasciata 15 anni fa.  Lei mi dà appuntamento sabato mattina nel bagno di Zara, perché deve cambiare il piccolo G. prima dello shopping.

libera come una farfalla

Ci sono persone che non sanno volare, altre che vivono leggere e libere come farfalle. La mia amica G. è una farfalla.

 

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Uccido la vacca…

o coloro la mucca di viola?

Il fascino del racconto… Già qualcuno prima di noi dell’era 2.0 si era accorto del potere delle storie: esercitano il fascino dell’altrove, lasciandoci alla giusta distanza per vedere ciò che altrimenti ci sfugge. Certo, la lettura di Bettelheim accende una luce diversa sulle storie dell’infanzia, le amate fiabe, anzi, spegne la luce per lasciare Cenerentola e le sue amiche in una penombra un po’ inquietante, tuttavia mi lascio ancora sedurre facilmente da una nuova storia.

Ho trovato questa on line, che faceva il paio con il mio oroscopo, che annunciava svolte importanti nel lavoro.

“Un monaco è in viaggio e viene ospitato da una famiglia di contadini. Riceve del formaggio e un po’ di latte, ma è a disagio perché vede che i suoi ospiti sono veramente poverissimi. Il monaco chiede come fanno a vivere in quella capanna sperduta, senza risorse e la moglie del contadino spiega che hanno una vacca che mungono ogni mattina, vendono il latte ai vicini e sopravvivono risparmiando i pochi soldi che guadagnano dalla vendita e mangiando un po’ di formaggio che preparano con il siero. La mattina dopo il monaco dice al contadino e sua moglie: “Ho pensato tutta la notte a cosa posso fare per voi. Vi dico di uccidere la vostra vacca, ora”. Il contadino e la moglie sono stupefatti e iniziano a piangere. Sanno che ciò che dice un monaco è giusto e va fatto e con il cuore straziato conducono la vacca al precipizio dietro la casa e la buttano giù, uccidendola. Il monaco se ne va. Molti anni dopo, un altro monaco arriva a una tenuta estremamente lussuosa. C’è una grande casa bellissima, ci sono allevamenti di animali, ci sono frutteti, ci sono orti, perfino un laghetto dove nuotano pesci di ogni tipo. Il monaco viene accolto dai padroni di casa e gli viene offerto ogni ben di dio. E’ sorpreso e felice che questi contadini siano così benestanti e chiede come hanno fatto. Il padrone di casa allora racconta che, molti anni, prima vivevano in una capanna e avevano solo una vacca per Uccido la mucca o la dipingo di viola? loro sostentamento. Un giorno la vacca cadde nel precipizio dietro la loro casa e morì. Allora lui e la moglie capirono che dovevano imparare e mettere in atto nuove cose e così fecero. E il risultato fu che la loro vita fu infinitamente più prospera e felice di quando avevano solo la vacca e vivevano del suo latte.”

E se invece di uccidere la mia vacca, la colorassi di viola?

colori e calorie

psico & food & psico

La prova costume per quest’anno se n’è andata; bene o male, chi se lo ricorda? Secondo i Maya non dovremo preoccuparcene più, eppure, il desiderio di non nascondere un omino Michelin sotto il maglione, mi assedia. Allora provo con le regole dello psico food. O food per psicopatiche(?).
Basta con i programmi panciapiatta sederesodo; poche semplici regole, le solite facili da leggere, difficili da seguire:

– bastano piatti più piccoli per fare, senza accorgersene, porzioni più piccole (non è che così ci scappa un bis?)
– i piatti che contrastano con il colore dei cibi fanno apparire le porzioni più grandi (e il mio stomaco primordiale si accorderà con il cervello per saziarsi immaginariamente?)
– se il cibo non è diviso in porzioni, si mangia di più (ma si risparmiano gli imballaggi e l’ambiente ringrazia. Dilemma.)

Quindi con delle stoviglie nuove e colorate, tutto sarà più facile.

Ma se siete una donna, che preferisce spendere per uno stivale nuovo, o vivete in un mini con il pensile già straripante e il vostro confort food rientra nel campione statistico, basta questa semplice regola: la cioccolata fondente contrasta bene col bianco classico! E tiene alto l’ottimismo.