Voto e apatia

Perché votare? Perché è come l’essere o non essere

To be, or not to be, that is the question:

Whether ’tis nobler in the mind to suffer

The slings and arrows of outrageous fortune,

Or to take arms against a sea of troubles,

And by opposing end them?

L’essere è contrapposizione all’ingiustizia e il non essere è la rassegnazione. Allora è più nobile sopportare o ribellarsi?

Le elezioni americane mi hanno tenuta sulla spine, più di quanto non riescano a fare quelle nostrane. Ma domani è un giorno per scegliere, tra l’essere e il non essere.
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Per l’occasione, il piccolo Don Chisciotte, che è in me, ha riesumato un post di Seth Godin, che avevo letto e archiviato in un angolo della mia mente, un post sulle dinamiche dell’apatia.

C’era la soluzione del dilemma di Amleto, che reinterpreto: le steak house e le rosticcerie non fanno nulla per attirare e compiacere i vegetariani, così come i politici non si preoccupano affatto di chi non vota.

La magia del voto è questa: scegliendo di aderire al sistema, si inizia a contare. Un sacco.

Vai a votare domani. Porta un amico. Se un numero sufficiente di persone intelligenti ricomincerà ad andare a votare, le cose miglioreranno, perché ci saranno persone che dovranno impegnarsi per soddisfare anche te e le tue aspettative!

 

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