haiku

LIEVI SOGNI – haiku

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Scendono lievi sogni nella notte,
dolci e forti,

sono come la neve
che in aprile sfuma.

…un fiore raccolto per una serata con le fate…

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Parole e potere

Il potere dell’immaginazione

Per ricordarsi tutte le cose da fare, ma soprattutto per avere uno stimolo a FARLE, la to do list è davvero fondamentale. Dovrei quindi decidermi a scrivere sull’agenda che devo completare le mie bacheche della visualizzazione, per poi trovare la motivazione a realizzarle!

la strada verso i nostri obiettivi

La libera professione l’ho avviata, come da programma. E, come previsto nel già citato ebook sull’Iva funesta, mi costerà un minimo di due anni di lavoro per farci qualche soldo. La questione trasloco è al momento sospesa a causa di lungaggini burocratiche: stiamo aspettando anche noi il lasciapassare A38, come  Asterix nelle 12 fatiche. Quindi, non ho scuse: riprendo in mano la mia to do list e spunto.

Uno dei punti ancora in sospeso, stranamente, perché l’idea mi aveva conquistato: sono, appunto, le bacheche.

Il progetto è semplice:

  1. bisogna recuperare due lavagne in sughero (io le ho comperate all’IKEA),
  2. su una, bisogna appendere immagini e/o scritte sulla nostra vita: la nostra casa, la famiglia, i luoghi che abbiamo visitato, il nostro lavoro, gli amici, i traguardi raggiunti…
  3. sulla seconda, dobbiamo invece appendere immagine e/o scritte su ciò che desideriamo e per cui stiamo lavorando: una nuova casa, un nuovo lavoro, un’opera di beneficenza, una destinazione ancora da raggiungere, un libro da leggere, una persona a cui ispirarci…

La prima bacheca dovrebbe essere sempre a portata di sguardo, per ricordarci quanto abbiamo già fatto e fornirci un’àncora, quando il nostro umore rischia di andare a fondo.

La seconda dovrebbe essere davanti a noi, magari appesa sopra la nostra scrivania, per mostrarci perché vale la pena impegnarsi, anche quando non ne abbiamo molta voglia o i risultati tardano.

Io credo nel potere delle parole, ma per facilitare la visualizzazione, le immagini giocano un ruolo determinante. Meglio riusciremo a immaginare i nostri obiettivi, fino a vederli con chiarezza, tanto più saremo focalizzati verso la direzione che abbiamo scelto e troveremo la forza di percorrere la strada.

changes

tutte le strade portano a...come fai ad affrontare i cambiamenti?

Our brain is like an internet browser, I think. We fill the history of our brain as we do with explorer, or safari; we use it as a storage of facts, people, memories. But it’s difficult to erase its chronology. There isn’t any button that let us choose what to delete.

Moreover there are cookies that store data on our brain-computer and track our activities, to facilitate our sessions of life. And it’s so simple going where we always go, that it’s really hard to change route. And there is even a cache, that use hidden algorithms to select what to keep and what to let go. It’s  invisible to the owners-users, so we don’t know how it works.

But there is something we can do to change all that: we may train our brain changing the routes more often.

For example: tomorrow change your seat at the table and discover what happens. Maybe you will have another point of view of the room and of your table companion. Certainly there will be new things for your brain to learn.

It’s simple, keep your brain trained!

Ieri, mentre spiegavo a un imbranato come cancellare la cronologia e i cookies dal suo browser, mi è venuta in mente questa analogia con il nostro incredibile computer, quello che ci portiamo sempre dietro, attaccato al collo!

Il nostro cervello è come un browser, con una cronologia piena di fatti, persone, ricordi. Ma non c’è nessuna voce nel menù, per cancellarla. I cookies tracciano le nostre attività per facilitarci: sottoposti a stimoli sempre identici, formuliamo risposte sempre uguali. La nostra cache utilizza algoritmi che non conosciamo nemmeno, per selezionare cosa conservare e cosa no.

I cambiamenti ci spaventano: la paura dell’ignoto può diventare un vincolo insuperabile, che ci inchioda alla nostra vita, alle nostre abitudini, alla nostra cerchia di conoscenze. Il caldo e sicuro abbraccio delle cose che conosciamo ci coccola e ci trattiene. Ma fuori ci sono nuove persone da conoscere, nuove abitudini da acquisire, nuove cose che potranno diventare familiari e meno temibili. Se solo ci affacciamo alla porta a dare un’occhiata.

Si può iniziare con le piccole cose, per allenare il nostro cervello a esplorare nuovi percorsi.

Per esempio: prova a cambiare posto a tavola domani. Avrai un nuovo punto di vista sulla stanza e anche sui tuoi commensali. Il cambiamento potrebbe stimolare conversazioni inedite e certamente offriremo qualcosa di nuovo al nostro browser da memorizzare.

Keep it trained!

tu sai trovare la tua pie?

la ricetta giusta

Ho letto un post su come identificare la tua pie. Mi ha incuriosita perché per trovare la propria strada è importante, a quanto pare, avere la ricetta giusta. O forse gli ingredienti. Essendo alla ricerca della nuova me, o di una vecchia me con un nuovo lavoro, ho scaricato il questionario.

cestino di pane

19 domande per capire, 19 risposte per organizzare. Cosa? Un business plan vincente! Perché se non è vincente, non serve a molto.

1.  Se tu potessi scegliere il tuo mestiere, cosa faresti?

La prima risposta da sola basterebbe, se uno avesse la lucidità di sapere cosa rispondere. Così, a bruciapelo, non è semplice come sembra. Tanto più se nel barcamenarsi tra una laurea e l’altra, hai tagliato capelli, piantato ciclamini, servito ai tavoli, insegnato lettere, registrato fatture, risposto al telefono, organizzato corsi, speakerato in tv… alla fine sei colto dal delirio dell’onnipotenza: POSSO FARE TUTTO. O meglio, qualunque cosa. E il problema è proprio questo: sai fare tutto. Forse niente.

2.  Qual è la cosa che, quando la fai, godi da morire? (esclusi i generi primari)

3.  Che mestiere faresti, se non dovessi preoccuparti di portare a casa lo stipendio?

E qui magari una o due risposte le avevo, ma devo preoccuparmi dello stipendio: se nessuno mi pagasse per fare quello che mi piace, forse dovrei chiedermi se lo so fare bene! e cambiare mestiere. Di nuovo.

Dalla domanda 1 alla 10 le mie risposte sono virate dalla comunicazione, al design, la musica, la cucina, Socrate e M. L. King (tra i personaggi a cui mi ispiro). E’ colpa mia se ho molti interessi? Ma le domande più curiose sono…dulcis in fundo.

18.  Per quale tipo di problemi gli altri vengono da te?

Vediamo, ho una casistica variegata: dipendenza dal gioco d’azzardo, lettere minatorie di colleghi, soldi. Non credo che questo mi aiuti a capire.

19.  Se domando a un tuo amico qual è la tua dote migliore, cosa mi dirà? e tua mamma? e il tuo fidanzato? Non lo so. Chiediamoglielo. Così mando un SMS alla mia amica e lei mi risponde. Sono un po’ curiosa e spaventata di leggere. Ma no: vuole solo sapere se deve rispondere di getto o riflettere. Non so, facciamo una e una? Sono premurosa verso gli altri. Non è male, anche se non so cosa farmene. Lavorativamente parlando.

Passo da mamma:

– Zitta che devo sentire ( la tv n.d.a.).

– Dai mamy, la vita è qui, non nel Grande Fratello.

– Generosità. Adesso taci.

Mio nipotino: – Sei risoluta.

Mio maritino: – Sei sensibile.

Tirando le somme, sono una persona premurosa, generosa, sensibile e risoluta. Forse il mio destino è fare la santa. Disoccupata, però.

 

via – verso

 

via-verso: onde del mare

Tutta questa frenesia nel voler cambiare le cose, che non mi piacciono così come sono, ha un’origine precisa: via-verso.

E’ una semplificazione di un concetto interessante, che mentre le crocchette di topinambur si cucinano, posso postare per condividere. Noi ci muoviamo solo in due direzioni: o scappiamo dalle cose spiacevoli o andiamo incontro a quelle piacevoli; via – dal dolore, verso – il piacere.

La spinta motivazionale che deriva dai due modi di scegliere è molto diversa. Io ho deciso di inseguire i miei desideri e ora tutta la mia agenda, con i suoi sassi, si è sincronizzata. E per la legge delle profezie che si auto-avverano, tutti pezzi del puzzle hanno capito dove andare.

In pausa pranzo con la mia amica, stavamo discutendo di un sito internet che stiamo realizzando insieme (più lei che io), un tipo seduto accanto a noi ci ha interrotte: – Scusate, ma ho sentito che parlate di un sito  e mi ha colpito il vostro modo di esprimervi in materia. Lo fate per lavoro?

Stava cercando qualcuno che lo aiutasse con un progetto di rilancio, dal punto di vista comunicativo, di un team sportivo. Oppure voleva solo abbordare due belle ragazze. In ogni caso, è andata bene.

E poiché anche il gli astri si sono allineati, ho passato la selezione per un corso che organizza qualcuno come l’effbiai! L’ho capito dalle domande…

Il cosmo mi è favorevole. Io sono focalizzata. Se bastava leggere un e-book!

 

Lettura ispirata: “Lavoro; Trovarlo e cambiarlo anche con questa crisi” , di Luciano Cassese su http://www.professioneformatore.it

L’Iva funesta

Mi sono alzata presto, vestita casual, idratata, visto il freddo e la mia pelle sensibile, e sono partita. La mia destinazione erano…gli uffici finanziari. Mai messo piede là dentro prima. Salto il passaggio del parcheggio: ho percorso le vie nei dintorni come un segugio, avanti e indietro, per più di mezz’ora, annusando ogni passante che armeggiava con le mani in tasca o nella borsa.

l'iva funesta, vademecum di Fulvio Romanin

Ho subito trovato l’ufficio giusto. Chiedendo al portiere, a una in fila alle macchinette, leggendo le targhette sulle porte, gli A4 sui muri. Alle macchinette elimina code, ho ingenuamente lasciato che una persona prendesse il numero che io avevo richiesto, inserendo la mia tessera sanitaria, con tanto di stampa del mio codice fiscale. Pazienza. Sentivo delle voci chiamare numeri e lettere di continuo: “EE23”, “AB07”, “AO13”; credevo che l’elimina code funzionasse davvero bene: tu scegli per quale motivo sei lì, inserisci la tua tessera e una voce ti chiama nell’ufficio dove sono stati trasmessi i tuoi dati. Se no, perché cavolo serve il codice fiscale?

Invece no. Dopo aver scelto l’opzione che ti ha portato a perdere un sacco di tempo in coda in un ufficio, la macchinetta dà solo il solito, misero bigliettino. Poi aspetti. Aspetti. Aspetti. Il tuo turno. Lo sportello non ha idea di chi tu sia né perché. Glielo devi dire tu, non la macchinetta.

Ero armata di sorriso, pazienza q.b., determinazione in abbondanza. Volevo la p.iva SUBITO.

– Sono qui per aprire la Partita IVA.

– Vuole qualche informazione ? – mi chiede gentile la sig.ra Daniela – Perché allora bisogna rivolgersi allo sportello per la consulenza…

Ho capito dove vuoi andare a parare, cara Daniela. Non lascerò questa sedia al prossimo, per ricominciare da capo in un’altra fila. – No, grazie: tutto chiaro. Sa, ho letto di recente l’iva funesta (nda. il vademecum di Fulvio Romanin), molto chiaro. Diritto al punto.

Ecco, inserisco i miei dati sul modulo AA6/1, scelgo una categoria, – anche provvisoria, va bene – mi tranquillizza la sig.ra Daniela, che non può accedere ai codici Ateco – io non sono abilitata a controllare la descrizione. Bisognerebbe chiedere al collega che oggi non c’è.

– Nessun problema, se si può cambiare? No, sig.ra Daniela, anche se sei gentile e premurosa con me, non tornerò qui, se non costretta.

Io FIRMO.

GRAZIE Fulvio Romanin, per i suggerimenti. Qualche dritta serve sempre!

Hello world!

Pronti, attenti…(suspence) VIA!

Anche stasera, dopo aver visionato mille temi e curiosato in decine di blog, stavo per chiudere la pagina di registrazione wordpress, dicendomi ‘ok, lo farò un’altra volta, dopo aver letto con più attenzione termini e condizioni. Devo prima trovare un nome giusto. Devo pensare a una strategia, a cosa scrivere, a chi mi legge (CHI?)…’

Poi però ho controllato: il nome si può cambiare in un secondo momento. Si può sempre chiudere. All’inizio (e forse anche dopo), nessuno lo vedrà.

Chessaramai? Mi registro.

Ecco. Questo è il punto di partenza. Per CambiareVita e non solo ripromettermelo. E forse il momento di non inviare più CurriculaVitae e prendere in mano le redini della mia vita professionale. O forse è solo un blog. E gli sto dando troppa importanza.

Vedremo: domani è un altro giorno. Sono curiosa di vedere dove mi porterà 🙂