Sia sai SEO: the end

Ho fatto tardi, c’era da immaginarlo. Avevo 1 ora e mezza di anticipo e sono riuscita a tardare. Però ho scoperto un paio di cose…

1) Solo in alcune città per niente social del nord, negli autobus c’è il cartello: non disturbare il conducente. A Parma, il conducente non lo disturbi se gli rivolgi la parola, neanche se è per accertarti che la scritta luminosa n.6, voglia effettivamente dire che sei sull’autobus n.6

2) Parma mi è sembrata deliziosa, anche solo dall’autobus.

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Come lo so? Ho preso il n.6, come da istruzioni. Ma alla fermata sbagliata. Chi poteva immaginarlo? Era proprio davanti alla stazione dei treni…temporanea. La fermata giusta era invece davanti a quella a tempo indeterminato. Non ho disturbato il conducente, così ho fatto un giro fino all’aeroporto, deserto.
A quel punto, ho disturbato il conducente.
Ho rifatto il giro fino in stazione e, dopo un’ora, sì proprio un’ora, sono arrivata a destinazione. Giusto quel filo di ritardo che sarebbe perfetto a una festa. Non a un corso. Però a differenza di quello che mi capita alle feste, o sono troppo sportiva o troppo elegante, mai giusta, ero vestita adeguata. Consolazione! Lo dico perché, entrando a corso iniziato, ho attirato quel tanto che basta di attenzione.

Venendo al corso: quasi 5 ore filate di informazioni.
Il docente è un caterpillar, travestito da ragazzo innocuo: un vero esperto SEO, appassionato, che parla senza interruzione per ore di tools, tag, google.

Adesso aspetto la seconda parte del corso, quella più promettente…

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Sia sai SEO

Cossa? Ghe seo qualchidun che el capisse el SEO?

500 pagine fa ho ricominciato l’aggiornamento Seo Sem. Ieri mi sono immolata sull’altare di google penguin e panda, dormendo dai suoceri 😈. Oggi sveglia alle 5.
In prossimità di Parma mi chiedo: ne sarà valsa la pena?

Vediamo…

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parole parole parole

L’italiano ha circa 250 mila lemmi. Avrei detto di più, tenuto conto che solo oggi ho sentito per la prima volta la parola resipiscente. L’avevate mai sentita?

7 mila sono le parole più usate, che costituiscono il vocabolario di base. Povero, eh? In questi mesi abbiamo sicuramente inserito qualche parola nuova: spread, stagflazione, deficit…

Le donne dicono circa 20 mila parole al giorno.  Ecco, questo non mi stupisce affatto. Se penso che è un dato statistico, mi rendo conto che io alzo sicuramente la media. 

Gli uomini? Gli uomini pronunciano solo 7 mila parole in un giorno. Ecco perché alle volte abbiamo l’impressione di dover stanare qualche contenuto dentro di loro ed estrarlo come una dentista. Ed ecco perché loro hanno quella faccia atterrita, proprio come se fossero dal dentista per l’estrazione di un dente!

In conclusione: in un giorno, mediamente, l’uomo esaurisce tutte le sue competenze linguistiche, mentre le donne parlano ancora, e ancora, e ancora. Forse ripetiamo più volte il nostro vocabolario. Chissà?

Questo almeno spiegherebbe perché tante volte gli uomini non ci ascoltano.

Tante (troppe) informazioni servono?

Il potere delle parole, al contrario

Forse le mie riflessioni sono inacidite dal caldo, ma, a mia discolpa, devo dire che questa è un po’ che la medito.
C’è un ristorante in centro, zona di uffici, zona di passaggio, aperto solo a pranzo. E’ in una laterale,  per cui ogni giorno espone un cavalletto con le tutte sue informazioni sul marciapede della via principale.

parole e potere, the power of words
E qualcuno potrebbe chiedersi: qaunte mai saranno queste informazioni?

Le elenco:
– Aperti a pranzo
– Giardino esterno
– Specialità pesce
– Menù tipico friulano e austriaco
– Specialità carne
– Angus
– Spiedone di un metro appeso al soffitto (?)
– Buoni pasto (da oggi)

Non sono le scritte che si sono avvicendate nelle settimane, nei mesi, nelle stagioni. Sono scritte tutte, tutti i giorni. Incluso il giardino in inverno!  Un valore aggiunto, se ti piace mangiare con guanti, berretto e sciarpa, qualcosa che ti si congela nel tragitto piatto-bocca.
E oggi, per la prima volta, noto un’aggiunta, infilata giusto in fondo alla lavagna: i buoni pasto.

E’ ormai un anno che osservo e mi trattengo dalla tentazione di riscrivere la lavagnetta,  come nel filmato della copy e del cieco, the power of words Io non ne ho il coraggio.

Allora la uso qui, come esempio:

  1.  Ma come fa un passante a leggere tutto se la lavagna è piena?
  2.  Ma se è un solo ristorante, come mai le due lavagne del cavalletto bi-facciale riportano informazioni diverse?
  3.  Ma è possibile essere specializzati in tanti piatti diversi? E anche fosse: è efficace scriverli tutti insieme?

Sarebbe meglio capire con chi vuol parlare questo ristorante:

  • La/il professionista in pausa pranzo (buono pasto)?

Chi ha il tempo di mangiare un metro di spiedone in pausa pranzo?
Te lo immagini il professionista in giacca e camicia, quello della banca accanto al ristorante, che addenta della carne appesa al soffitto?

  • La/il turista (menù tipico)?

Il buono pasto straniero vale anche fuori dai confini? Se no, non credo sarà molto interessante per i turisti la new entry.

  • Giovani nel post scuola/università (?)?

Meglio pesce del supermercato o carne di importazione?

Magari un giorno entrerò anche a provarlo questo ristorantino; per ora, quella lavagna mi ha sempre tenuto fuori.

La donna l’uomo la punteggiatura

L’importanza della punteggiatura (terzo assioma della comunicazione)

La donna senza l’uomo è nulla

Quale punteggiatura scegliereste per questa frase? Ci sono almeno due soluzioni… Scoprile qui

terzo assioma della comunicazione

La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione

Durante i miei corsi, mi diverto a raccontare questa storiella, che ho letto in un libro di giochi didattici per la comunicazione. 

 

In fondo al mare, un’anguilla e un polipo si incontrarono: fu amore a prima vista. Tanto che in breve, i due fidanzatini convolarono a nozze. Passarono poche settimane e l’anguilla e il polipo si ritrovarono davanti a Nettuno: volevano ottenere il divorzio. L’idillio era già finito? Prima di acconsentire a sciogliere il loro matrimonio, Nettuno si informò sui motivi che li avevano portati a una simile decisione.

comunicazione e punteggiatura

-Perché siete qui, davanti a me, con una simile richiesta?

– Non ne posso più – rispose l’anguilla – Polipo non fa che afferrarmi e abbracciarmi con i suoi tentacoli!

-No, non è affatto così – ribattè il polipo offeso – è lei che continua a scivolare via!

Di chi è la colpa? Chi dei due ha avviato il circolo vizioso in cui si trovano il polipo e l’anguilla?

La comunicazione può presentarsi come una sequenza causa-effetto, di cui è difficile individuare il punto di partenza; per interromperla, uno dei due deve prendersi la responsabilità di spezzare la spirale. Non di attribuirsene la colpa!

Cambiando una delle componenti, l’intero sistema di comunicazione può essere modificato. E poiché non possiamo cambiare gli altri, né costringerli a farlo, proviamo ad agire su noi stessi.